lunedì 10 aprile 2017

Nel blu dipinto di blu

A un certo punto devono essersi convinti che il metodo più efficace per calmierare il dissenso è sabotarlo per sfinimento dei potenziali dissenzienti. Cospargere di una melassa uniforme e perpetua ogni centimetro di spazio possibile entro cui è opportunamente confinato e imprigionato qualsiasi alito di dibattito pubblico, affinchè qualsiasi parola, qualsiasi voce finisce per perdere consistenza e convinzione. A ripetere sempre le stesse cose, i primi che si stancano sono quelli che ci credono davvero. Quelli che non credono davvero a quello che dicono, non si stancano mai di ripetere. Essi ripetono per contratto, in un certo senso, direi meglio di mestiere.
Così, risulta possibile dimettersi da Presidente del Consiglio, affinché si possa partire da una posizione di vantaggio per ricandidarsi appunto a Presidente del Consiglio. Dimettersi da segretario di un partito, per poter farsi incoronare il più presto possibile a capo di quello stesso partito, sperando di tacitare definitivamente i propri avversari interni. Ripetere, ripetere, ripetere. Dire le stesse cose prive di qualsiasi sostanza politica, non cambiando neanche il modo, cambiando al massimo il colore del vestito. Blu. Come blu deve essere lo sfondo contro cui stagliare la propria figura. Se non si ha niente di diverso da dire, perché non pensare di evitare il rischio di sembrare troppo uguali cambiando colore? Sedurre il popolo con il blu, la nuova frontiera della comunicazione politica.
Ti sentiresti, allora, quasi costretto anche tu a ripetere le stesse cose, a dire quello che hai già detto riguardo all'esperienza politica di Renzi e riguardo all'essenza stessa del renzismo. Però ti sei stancato, e soprattutto ti sei convinto che se c'è qualcuno che non ha capito ancora, non potrà essere certo colui che capirà adesso. Perché ora, a differenza di quattro anni fa, c'è la Storia che ci parla. Più di mille giorni di governo sono lì a fornire sicura testimonianza. 
Lo avrebbe certamente evitato, se avesse potuto, ma è costretto a farci i conti anche lui. Lui quindi, ora, diventerebbe colui che "ha fatto". Gli altri sono quelli che sanno dire solo no. La fantasmagorica stagione delle cosidette Riforme, cui il suo avvento avrebbe dovuto aprire le porte, compare ormai sullo sfondo, nelle pieghe di quel blu dipinto di blu alle sue spalle. Non può apparire più in primo piano, come ai tempi delle vecchie Leopolde, prima che la Storia parlasse con i fatti e con i Referendum. Cosa rimane delle sue fantasmagoriche Riforme? La Buona Scuola, che è tutto dire, il jobs act, attraverso cui prova disperatamente ad aggrapparsi a ipotetici decimali, interpretandoli a proprio uso e consumo, come gli ubriachi si aggrapperebbero a qualche lampione per strada, in una notte scura. E poi gli 80 euro. I famosi 80 euro. Quanto gli basta, secondo lui, per poter dire, "io ho fatto", "gli altri sanno dire solo no". Perché, sia chiaro, effettivamente il M5S tutto rappresenta tranne che un'alternativa politica credibile. Tocca ripetersi anche in questo caso, sempre più stancamente. Come ritengo superfluo, addirittura ridondante esprimermi sulla credibilità politica di Salvini, con quell'altra robaccia che aspira a posizionarsi a destra. Ciò però non rende il jobs act più accettabile, la Buona Scuola meno urticante. Soprattutto non rende un'esperienza politica meno dannosa, pur nella relativa brevità che l'ha contraddistinta. E non rende migliori una concezione che definirei culturale, un'operazione che definirei strategica per impadronirsi del potere, svilendo e mortificando aspirazioni ideali e identità politica attraverso le quali e in direzione delle quali un popolo di sinistra dovrebbe riconoscersi, agire e lottare.
Magari gli basta per riprendersi la sua corona di cartone a capo del Pd blu, triste caricatura di un partito mai nato. Magari gli basterà pure per riciclarsi a capo di una rinnovata ammucchiata di coalizione (per non usare accozzaglia, il cui copyright è a suo appannaggio). Per costringerci a continuare a ripeterci, per continuare a provare a prenderci per sfinimento.


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