martedì 7 febbraio 2017

Eravamo 4 amici al bar

Quando la cosa esplose, inglobando spaventosamente dal nulla quasi 9 milioni di voti alla Camera dei Deputati, io ne rimasi sinceramente turbato. La vicenda non mi aggradava per niente. Non ho alcuna intenzione di nascondere che, piuttosto, mi disturbava pesantemente. 
Non me lo aspettavo affatto, seppur avrei dovuto custodire una profonda abitudine all'inevitabile tendenza del mio prossimo a deludermi profondamente, che fossero elettori italiani, allenatori e dirigenti calcistici campani, direttori ed editori di giornali, studentesse Erasmus tedesche, ragazze russe nate in Tagikistan misteriosamente sbarcate in Campania, in giovane età. La delusione causata dal prossimo, insomma, è assidua compagna di viaggio, tanto che avrebbe già dovuto da tempo smettere di turbarmi. Tuttavia, l'entità numerica di quella delusione specifica, una delusione composta di quasi 9 milioni di unità, inevitabilmente ebbe un certo impatto. 
Essi avevano impedito il governo di Bersani e questa cosa m'intristitiva tremendamente. Eppure quasi 20 anni di insipide e insulse politiche di centro-sinistra mi avevano fatto già perdere gran parte del mio entusiasmo per determinate prospettive che esistevano, direi poco consapevolmente nella mia pur consapevole mente. L'appoggio al governo Monti era stata una scelta politica che rendeva ancor più dubbio il mio effettivo grado di consapevolezza, però io nel governo Bersani, pervicacemente, ci speravo. Un po' quell'ultima possibilità che ti dai, prima di arrenderti definitivamente alla delusione e arrivare a giustificare persino quella ragazza russa nata in Tagikistan, perché in fondo che colpa le vuoi dare che lei aveva comunque i suoi problemi e qua,in fondo, obiettivamente è tutto uno schifo? L'ultima carta, in pratica. Prima di abdicare definitivamente sia alle prospettive politiche che a quant'altro la mia mente fosse, più o meno consapevolmente, in grado di partorire. 
Invece, questa cosa che non aveva forma, non aveva storia, non aveva popolo, incamerò 9 milioni di voti e mi tolse la possibilità di arrivare fino in fondo, la possibilità di quest'ultima e definitiva delusione. Oppure, del suo contrario. A questo punto, a causa di essa e di quei 9 milioni non potremo mai saperlo.
E allora, in preda a questa nuova, ma inaspettata forma di delusione oltre che ad un quasi vorticoso giramento di palle, espressi nell'auto di un ex militante dei Ds, poi Pd, ormai politicamente sbandato, la mia frustrazione e direi anche il mio sdegno. Così potetti accorgermi che in macchina con noi c'era chi non la vedeva affatto come me. Enzo, mio compagno di scuola per circa un mese, dopodichè era stato più lucido di me nel capire che quello non era affatto il posto migliore dove spendere una così larga fetta di quei 5 anni di vita. Ebbene costui, che all'epoca stava per laurearsi in ingegneria, coltivava una neanche tanto segreta speranza, se non addirittura fiducia in questa cosa che lui chiamava Movimento. Non arrivò al punto di confessare di averla votato, se non sbaglio ammise una sorta di voto disgiunto. Tipo al Senato loro, alla Camera Sel. Una cosa del genere, una roba strana insomma, non è importante. All'epoca eravamo tutti un po' confusi, oggi forse pure di più. Il punto era che lui credeva effettivamente nella possibilità che questa cosa potesse trasformarsi in una nuova frontiera politica, in un nuovo modello di partecipazione e in una nuova modalità di attivismo politico. Che potesse essere pure sensato e oltretutto più efficace, e magari pure più giusto.
Ricordo che il mio turbamento aumentò, e pure il mio sdegno. Gli dicevo: " ma scusami, ma questa cosa che cosa cazzo è? Cosa vogliono? Chi rappresentano? Soprattutto e di nuovo, cosa cazzo sono?" Non era semplicemente una questione di sinitra o di destra, era proprio un problema d'identità. Come cazzo poteva succedere che 9 milioni di esseri umani vanno a votare una cosa che non si sa minimamente che sia? Io provavo a spiegargli che la mia non era un'impuntatura, ma era un' incrollabile posizione circa la natura e la concezione della politica. Gli dicevo: "su qualsiasi tema, da quelli macro a quelli contingenti, come faceva questa sterminata pletora di elettori a pensare di conoscere quale sarebbe potuta essere la posizione politica che gli chiedevano di rappresentare?"
Su qualsiasi questione economica, sull'immigrazione, sul lavoro, sui diritti civili, potenzialmente avrebbero potuto sostenere e perseguire di tutto. La qualunque. Senza un sistema di valori di riferimento, un sistema d'idee, una concezione del mondo comune e riconosciuta, una visione storica e una finalità ideale. "Non hanno storia e, soprattutto, non hanno identità, perdonami. Non sono nulla. E, per come la vedo io, una cosa che non è niente, non esiste."
Lui mi ribatteva che: " ti sbagli. La loro identità è proprio questa. Mettere tutto in discussione e in mano ai cittadini. Un'identità in progressiva e perenne costruzione. Le posizioni politiche non si decidono una volta per tutte, ma si espongono alla contesa popolare sistematicamente. Così ciascun cittadino ha il suo peso specifico su qualsiasi decisione politica. Si può fare, il web lo permette."
Insomma, aveva un'altra idea. Non la condividevo. A prescindere dal fatto che non la ritenevo poi così tanto possibile, malgrado il web. A prescindere ancora che dubitavo seriamente fosse quella la reale finalità cui quella cosa e la sua organizzazione fosse predisposta. Non capivo in base a quale criterio 9 milioni di persone erano giunti e sarebbero dovute giungere alla conclusione di congiungersi per poi affidare all'unione dei loro voti dissonanti e dissociati la posizione politica che sarebbe venuta, imprevedibilmente fuori.  E poi, una volta che questa fosse venuta fuori, quando questa fosse stata assolutamente in contraddizione e in contrasto con quella espressa nel proprio voto e nella propria mente, perché uno avrebbe dovuto continuare a far parte e votare un movimento che esprimeva posizioni politiche contrarie e in contrasto con le proprie? In attesa che qualcuno si redimesse e quindi cambiasse il risultato della prossima votazione? E non è cervellotico?
A parte che una visione del genere configura una subdola premessa di totalitarismo, perché presuppone l'assenza di avversari politici e anestetizza il confronto e la lotta tra posizione politiche contrastanti, premessa inevitabile oltre che irrinunciabile per il compiersi della democrazia.
Ad ogni modo era un'idea, diversa dalla mia, ma rispettabile in quanto tale.
Ora, a quasi 4 anni di distanza, con le mie idee che non sono cambiate, con le delusioni che sono aumentate, con quella delusione finale che non è potuta arrivare e quindi mi permette di aspettarne pervicacemente un'altra, io mi chiedo cosa resta di quell'idea?
Guardatelo ora questo M5S, guardatelo così com'è. Scevri da qualsiasi pregiudizio, lasciate perdere le vostre faziosità. Dov'è quell'idea, dov'è quell'identità speciale? Dove sono quei cittadini che hanno preso in mano il proprio destino, dov'è ognuno di quelli che vale uno, esattamente come gli altri?
Lo riconoscete, ora? Riconoscete il vostro voto? Dov'è? Quanto vale? 
Eravate 4 amici al bar, volevate cambiare il mondo. Il bar è ancora aperto, voi ci siete? Vi ci hanno fatto entrare in questo benedetto bar o questi 4 amici in realtà sono altri. Li conoscete? Avete capito chi sono?

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