lunedì 28 novembre 2016

Il record di Eziolino Capuano

Se volete provare a capire cosa significa il pallone per Ezio Capuano, cosa significa per lui il mestiere di allenatore, come lo vive, dentro di sè, fino alle viscere, quello che mi viene in mente per aiutarvi è una canzone di Sergio Endrigo. Ascoltatela. Lo so, è vecchia, ma ne vale la pena. Non pensate a quei fessi che vogliono convincervi che dare valore alle cose vecchie è una debolezza, un mutilante eccesso di sentimentalismo, quasi come fosse una malattia. Dicono un sacco di stronzate, non dategli retta quando andate a votare al Referendum e non dategli retta neanche riguardo a Sergio Endrigo e a questa bellissima canzone. 
Ascoltatela e immaginate che al posto di Sergio Endrigo ci sia Eziolino, che sia lui a cantarla. Ecco, se la cantasse lui, la canterebbe per una panchina. E neanche una specifica. Non quella della Salernitana, che pure è quella che ha sognato e continua a sognare forse più di tutte. Potrebbe essere indifferentemente quella dell'Ebolitana, della Libertas Gromola, della Poseidon, dell'Altamura, della Cavese, della Puteolana etc. etc. etc., fino ad arrivare a oggi. Al Modena. 
C'è gente che ha avuto mille cose, tutto il bene, tutto il male del mondo. Eziolino pure, per carità. Come tutti. Ma la panchina lui proprio non la può lasciare. Non può, né ha alcuna intenzione di cercare altro. Perché è solo in panchina che lui è lui, Eziolino Capuano. Anzi non in panchina, davanti ad essa, nello sforzo per lui innaturale di contenersi nei limiti dell'area tecnica.
Una delle prime cose che mi ha detto, quando l'ho incontrato 25 anni dopo che era stato il mio allenatore, quando io giocavo solo nei Pulcini, mi ha detto: " alleno dall'89/90 senza essermi fermato una sola stagione. Ininterrotamente. Io dico che è un record. Controlla. Sicuramente lo è tra quelli in attività. Ormai pure Ferguson si è fermato." 
Avrei potuto dirgli, mister ma probabilmente, per il record, le stagioni nei campionati dilettantistici non contano, ma sarebbe stato come imbrattare il foglio su cui è scritta una poesia con una sporca macchia d'inchiostro. Perché lui è così. Alle cose dà il valore e il significato che vuole lui, che sente come il suo. Se ne frega di quello che esse valgono e che esse significano per gli altri. E, soprattutto, perché per lui fare l'allenatore della Libertas Gromola e contemporaneamente riuscire a seguire tutte le squadre di ragazzi dell'Herajon ( compresa quella mia, dei Pulcini), fare l'allenatore dell'Arezzo, del Modena o del Barcellona, non significa niente di diverso e non vale niente di meno uno dall'altro.
Il tuo record continua. In bocca al lupo mister e, permettimi di dire, questo calcio senza te avrebbe meno senso.

venerdì 18 novembre 2016

Caro De Luca, parlo a te ma non a te

Ho già parlato di lui qui. Eppure è una cosa che faccio malvolentieri. Non solo perchè, come è persino banale spiegare, di lui in quanto tale non me ne frega un bel niente. Il motivo fondamentale è che credo che di lui se ne parli già fin troppo, ben oltre e decisamente al di là di quelli che siano i suoi presunti meriti e di quelli che siano gli altrettanti presunti demeriti. Troppo. Specie nel nostro territorio. E lo spiegavo, come meglio potevo, già quella volta.
Il fatto è che, ora come allora, parlare di lui, più o meno lateralmente, mi conduce a parlare di cose di cui, al contrario, parlo ben volentieri e che, al contrario, ritengo degne di indurmi allo sforzo di scrivere. Allora pazienza se correrò il rischio di gonfiare ulteriormente l'ipertrofia di uno che la sua stessa parodia, che ormai non si capisce più se sia essa a rincorrere lui o piuttosto l'inverso, liquiderebbe essenzialmente come un personaggetto. In fondo, poi, non ho affatto molti lettori.
Non mi metterò certo a commentare la sua ultima mirabolante performance a microfoni che lui sostiene di aver creduto spenti e che invece erano accesi. Se dobbiamo pure stare a discutere se sia giusto o sbagliato dare dell'infame alla Presidente della Commissione Antimafia, aggiungendovi la postilla che sarebbe una "da uccidere", tanto vale gettare direttamente il portatile dalla finestra, con buona pace dei miei pochi lettori. 
Pensavo anche che la stessa considerazione potesse valere, piano più piano meno si cui potesse situarsi la finestra, per questo pezzo che ho trovato on line sul fatto quotidiano. Potete leggerlo qui. *Dico subito, a scanso di equivoci, che l'articolo non mi pare confezionato necessariamente con tutti i crismi della specchiata deontologia professionale. Dico subito, quindi, che ne parlo credendo che i virgolettati siano letteralmente corrispondenti e non considero automatico che sia effettivamente così. E dico pure che, se non fosse così sia il giornalista che "il Fatto" in sé sarebbero da considerare deleteri per il mio concetto di democrazia, di libertà e di civiltà proprio alla stregua di quei concetti espressi in quelle virgolette. Proprio così. Perché per me la stampa ha una funzione e quindi una responsabilità nel processo democratico non necessariamente inferiore a quella che hanno i politici. 
Ora che ho detto questo che andava detto prima, vengo a dire quello che voglio dire dopo e che è anche il motivo per cui mi sono messo davanti a questo portatile, a scrivere questa roba.
Il motivo è che bisogna piantarla. Bisogna piantarla di comportarsi come tifoserie e imparare a comportarsi da cittadini. Bisogna piantarla di sfrangiare le palle altrui con la faccenda di sentirsi fighi perché ci si vanta di essere formidabili fustigatori del politically correct, di un non meglio specificato buonismo, rigorosamente se si tratta di difendere qualche depositario della propria tifoseria. Al contrario, quando si tratta di depositari della tifoseria opposta ci si vanta di scoprirsi fustigatori del sessismo o come lo chiamano loro, dell'omofobia e di chissà quale altra diavoleria a geometria variabile, più o meno inventata. Bisogna piantarla.
Come bisogna pure piantarla con questa insopportabile foga autoconsolatoria del "fanno tutti così". Perchè, se non la si pianta, poi mi venite a dire che, in fondo, la politica al Sud è stata sempre fatta così. Così fan tutti e così si fa da sempre. De Luca è semplicemente uno che ha il coraggio di dirlo, che se ne frega del politicamente corretto, fa una pernacchia in faccia all'ipocrisia e fa bene il suo mestiere. Il suo mestiere. E quale sarebbe il suo mestiere?
Perchè, vedete, questa faccenda del politicamente corretto e cazzatine varie è una colossale imbecillità. Perchè, se per politicamente scorretto s'intende fare esattamente quello che fanno tutti con l'unica differenza che non ce ne si vergogna, ma addirittura si arriva a vantarsene, non mi pare un gran passo in avanti. Non è che una cosa diventa buona, giusta e produttiva solo perchè non ce ne si vergogna più. Il clientelismo non l'ha certo inventato De Luca nè Alfieri, però non mi pare una cosa buona, nè mi pare abbia portato a grandi risultati. Ora, in nome del politicamente scorretto, eleggerlo a metodo di condotta prevalente e accettabile non è che ne possa cambiare la fisionomia, la natura e la sostanza. Sempre clientelismo rimane, sempre cattiva politica resta, e le condizioni del Sud non mi pare possano migliorare così.
Anzi, io ci vedo una conseguenza particolarmente distruttiva oltre che deprimente. Se accettiamo definitivamente, ci rassegniamo che questo è il modo in cui si muove e deve muovere il potere, uccidiamo non solo l'aspirazione, ma anche la speranza di un'altra politica. Con altri obiettivi, con altre finalità, con altre motivazioni. Perchè, vedete ancora, per me il senso della politica è essenzialmente combattere le ingiustizie sociali, calmierare le diseguaglianza, garantire la libertà dei cittadini di cui essa si occupa e la loro opportunità a potersi conquistare una vita migliore. Soprattutto se sei di sinistra, come De Luca sarebbe. E soprattutto se hai una Costituzione come la nostra, con quell'articolo 3, in quella prima parte che tanto ci si spende (a parole) a considerare sacra.
Ebbene la politica così intesa, come si esprime in quel virgolettato non mi pare porti esattamente a questo. E badate bene, le luci, le piazze, le fontane, e tutte le cose (pure alcune obiettivamente positive) di cui la sua lunga lunga lunghissima amministrazione di Salerno si è resa protagonista, neanche hanno portato a questo. Quindi, quando si dice i risultati, bisogna vedere di che si parla. Perchè va bene le luci, le piazze, le fontane, ma poi? Poi c'è il resto. La cosa più importante.
Non finisce mica qui? Non ho affatto finito. Bisogna pure piantarla con questa storia che la democrazia è un ferro vecchio, che certi principi possono andare in cavalleria, e il decisionismo, il nuovo che avanza e "che palle la paura degli autoritarismi", etc. etc.
Perchè, vedete ancora un'altra cosa, a un certo punto io lì leggo: "la democrazia è il governo della minoranza più forte". E allora affanculo il politicamente scorretto, questo è fascismo  e non mi vergogno certo di dirlo. La minoranza più forte. Ci fosse scritto la minoranza più ampia o più grande era un'opinione, condivisibile o meno. Dire la minoranza più forte è fascismo. Spero, caro De Luca, che tu non abbia detto proprio così. Perchè se l'hai detto, sei un fascista. Prendine atto.
 


lunedì 14 novembre 2016

La Riforma alla scapece

Lo so che non ne potete più. Ve l'hanno fatte alla pizzaiola, lo so. Lo so perché pure a me. A me, in verità, alla scapece, ad essere più preciso e onesto possibile. 
Sono partiti più di un anno fa. Si facevano le comunali e quello un po' fischiettava e un po' ci  dava giù di referendum. In anteprima. Poi ha preso una randellata sui reni, di quelle tirate a due mani (una randellata bimane diciamo) e per un po' si è acquietato. Ma era solo una tattica, una di quelle tipicamente sue. Di quelle alla Mourinho di Rignano sull'Arno. Quando la difesa fa acque da tutte le parti, prendi gol uno dietro l'altro e acchiappi pure le pallonate in faccia, un tipico Mourinho di  Rignano sull'Arno, rappresentandosi come fosse seduto sulla panchina della Sangiovannese, che fa? Semplice. Ordina il rinculo totale, immediato e incondizionato. Leva subito qualsiasi parvenza di attaccante e piazza il pullman sociale davanti alla porta. Tanto che tu di certo non "stai sereno", però un po' ti tranquillizzi. Dici la partita è finita, se quello che sta perdendo rinuncia completamente ad attaccare e batte in ritirata in una silenziosa e rilassante difesa della sconfitta, arrivi perfino a pensare positivo. Magari ne usciamo vivi, da questo maledetto referendum, arrivi addirittura a sperare.
E invece quella era, appunto, una tattica. Approfittando del rilassamento generale quello si fionda in forsennati contropiedi, che magari fossero effettivamente contropiedi, sono obiettivamente ripartenze.
Jimmi Messini a destra, Rondolini, Velardi e Chicchi Testi di lato, Boschi e Gruber  al centro all'occorrenza (quando proprio non se ne può fare a meno), Verdini e Alfani da dietro. A sinistra, per la verità nessuno, ma tanto la sinistra, si sa, ormai è libera a prescindere e da quella parte nessuno aspetta nessuno.
E allora è battaglia (di Marzabotto? Non credo. Proprio battaglia battaglia). Il Fronte del Sì contro il Fronte del No. Se voti no, non cambia nulla. Se voti sì, si cambia. Perchè bisogna pur cambiare, come voi ben sapete (specie quest'anno che c'è stata una grande moria delle vacche non compensata certo dalla transumanza di sparute mandrie nei possedimenti di Trump).
Perché non vale nulla se non è una battaglia. Se non è qualcuno contro qualcun altro? Cos'è la politica se non si menano mazzate? Mica è come negli stadi che ci sono i Daspo e la tessera del tifoso? Ma no. Gli ultras non sono buoni negli stadi, in politica sono una cosa grandiosa. Il nuovo contro De Mita, l'amore contro D'Alema, Verdini contro la casta (ops scusate. No questa non mi è venuta bene, non sono mica un genio come Jimmi Messina io. Forse il vecchio Jimmi direbbe Scalfarotto contro la casta. Manco Scalfarotto cotro Scalfari che Eugenio, in fondo, vota sì proprio come il suo amico, il nostro caro vecchio Giorgione).
E allora tu vai per strada e la gente ti addita e ti urla "vergogna". Tu ci rimani male, però allarghi le braccia e dici "e lo so, stamattina mi sono pettinato proprio male", ma quelli, invece, ti rispondono: "ma no, che c'entra? Tu voti insieme a Casapound.Vergogna!" Allora a quel punto tu dici: "che?". Perché tu, nella tua vita, hai fatto di tutto e hai fatto pure un sacco di stronzate però proprio questo problema non te lo sei mai posto: "che cosa ne penserebbe Casapound". No, è proprio una di quelle cose di cui non te n'è mai fregato un cazzo e a chi dice queste cazzate lo prenderesti a calci in culo, perché hanno il coraggio nientemeno di trasportare nel dibattito pubblico Casapound, quando una delle pochissime cose sensate di questo triste mondo è che, storicamente, di quello che pensa e che dice Casapound non frega una benedetta minchia a nessuno.
Fatto sta che, non appena te li sei tolti dai gabbasisi, spunta qualcun altro che dice: "eh, ma tu se voti no spiani la strada alla destra populista, ai Trump d'Italia, a Salvini, al M5S. Non l'hai capito dove siamo? Renzi non ha alternative."
E allora io, dopo che obiettivamente me le hanno fatte davvero alla scapece tra abolizioni del Cnel, diminuzioni di numeri dei politici, superamenti di bicameralismi paritari, riforme di Titolo V, e dall'altra parte, di combinati disposti, di bicameralismi confusi, di articoli 70, di schede del Senato, mi alzo e dico: "Bravo. Siamo nella merda. Ed è proprio per questo che, quando si sta nella merda, tutto si fa tranne che cambiare la Costituzione. Perchè la Costituzione (se non sapete quello che è e non avete capito un tubo quando ve l'ha spiegato Zagrebelski, impegnatevi un po' di più e leggetevelo bene, pure su Internet, che io certo non perdo tempo a rispiegarvelo) è proprio quella cosa che ci salva in circostanze come queste. Quando il Parlamento è ridotto in queste condizioni, quando i partiti sono alla frutta, quando la pratica politica è arrivata al punto di degenerazione che ognuno di voi ha davanti agli occhi e, se non lo vede, non posso che avere pietà di lui. Già, pietà, proprio come disse De Mita a Renzi nel famoso dibattito. Perché non si può avere altro che pietà di uno che, nel pieno empito e impeto della sua famigerata brama di "asfaltatore", si va a scegliere come bersaglio un vecchio di 88 anni, ex leader di un partito che non esiste più da almeno 25 anni. Bah. 
La legge fondamentale non me la faccio certo cambiare da questi, che vogliono prendere il Senato della Repubblica e non hanno manco ancora capito bene se vogliono trasformarlo in un'allegra sezione del dopolavoro ferroviario, in un ente per l'organizzazione delle sagre di paese o, magari, in un ridente salone in cui organizzare tornei di Texas Hold'em. Perchè dice che bisogna superare il bicameralismo perfetto, perchè dice sempre che il problema che fanno una massa di leggi schifose e non fanno una legge degna di questo nome, dipende dal fatto che c'è l'annoso problema della navetta tra Camera e Senato. Poveretti. Come no. 
E poi sono partiti che questa era la riforma che voleva Berlinguer, poi dice che era la riforma che voleva Berlusconi nel 2006, ora dice "come fanno a non votarla gli elettori della Lega e dei 5S che qui dentro ci sono tutte quelle belle cose che loro chiedono da anni." Ma andate a cagare" ( cit. Max Gazzè, la favola di Adamo ed Eva).
Sapete che vi dico? Io mi tengo la nostra Legge fondamentale senza che ci mettiate voi mano. Solo essa, la nostra Costituzione, ci può salvare prima che questa melma travolga tutto. Perchè ci vorrebbe solo e soltanto una bonifica. Di pensiero, di idee, di politica. Presto o tardi che sia, ma prima che arrivi di nuovo qualcuno come tanti anni fa che poi le "bonifiche" le fa lui. A modo suo. Perchè vedete, non a caso, questa è proprio una Costituzione antifascista. Se mi voglio salvare dai nuovi fascismi, proprio come dite voi, non posso fare niente di meglio che tenermi la nostra Costituzione antifascista. Mi dispiace, ma a voi dico no.