giovedì 22 settembre 2016

L'eleganza in un'imprevedibile forma

Ci accomodiamo ad un elegante tavolino in legno con sedie in vimini. Il mister si toglie momentaneamente gli occhiali e mi guarda pensieroso: < Facevi il terzino sinistro.> 
<L’attaccante. Però ero mancino.> 
Non aveva smesso di fissarmi: <Ma sì, ma mi ricordo di te. La tua faccia ce l’ho ben presente. Amico mio, il calcio è una giungla.> Lui distoglie lo sguardo e io ne approfitto per tirare fuori il notebook, pratica che lo coglie del tutto indifferente. Nel frattempo arriva una cameriera. Anche le uniformi dei camerieri, al Bar Verdi, tradiscono le intenzioni del locale.
Al Bar Verdi ambiscono a rappresentarsi chic e la cameriera ha una di quelle uniformi femminili che fanno il verso alle uniformi maschili. Scarpe basse bianche, pantalone nero comodo da cui non mancano di farsi apprezzare due gambe dritte e quello che si potrebbe definire un culo elegante, lasciando al lettore, con questo aggettivo, la libera interpretazione e riproduzione mentale del particolare anatomico in oggetto.
Io, intanto, prendo per la prima volta sul serio quell’assunto, che tante volte era giunto distrattamente alle mie orecchie: “l’eleganza non risiede affatto nell’abito che si indossa.” Avevo capito che si trattava di un fatto di una certa complessità. L‘eleganza. In qualche modo risulterebbe un concetto immanente. Non avevo mai capito bene, tuttavia, dove cercarla. Ora sentivo di poterlo finalmente padroneggiare, questo concetto. Non dico di toccarlo con mano, perché continuava a non essermi permesso.
Obiettivamente non potrei farlo. Non potrei toccarlo con mano, in questo momento, senza che la cosa risulti oltremodo sconveniente. Che poi, di per sé, non sarebbe certo un problema insormontabile. La convenienza, in fondo, la puoi trovare all’Eurospin, mica al Bar Verdi? Oltretutto, qualcosa che realmente mi convenga, io difficilmente riuscirei a trovarla, persino all’Eurospin.
Si tratta di un problema mio e tutto mio, lo ammetto. Sarà questo mio atavico senso di insoddisfazione, sarà questo insinuante, sotterraneo anelito di ribellione che mi pervade. Sarà un po’ il cazzo che vi pare, fatto sta che, lungi dall’essere il mio forte la convenienza, mi ostino capricciosamente non meno che involontariamente a collezionare opere profondamente sconvenienti. E non solo pensieri, parole e omissioni, proprio opere. Atti puramente sconvenienti, ecco.
Eppure non è questo il punto. Il problema è etico e insieme pratico. È un problema di critica della ragion pratica, direbbe Kant. In questo momento non posso toccare con mano, direttamente e fisicamente, il concetto di eleganza perché chi legittimamente (non potrei dire neanche quando consapevolmente) lo possiede, temo davvero non risulterebbe d’accordo. In fondo ci conosciamo troppo poco. Forse non le piaccio neanche un po’. E, obiettivamente, quand’anche dovessi piacerle assai, non credo che ella possa approvare che io possa toccarle il culo davanti a tutti, in un locale pubblico, nella piena dignità del suo lavoro. Sarebbe un autentico delitto, sempre obiettivamente parlando.
Tuttavia, pur non toccandolo con mano, contemplo finalmente il concetto di eleganza. Al Bar Verdi. In una forma di culo.

lunedì 19 settembre 2016

Dialogo di settembre

Aria di settembre, il mese in cui è più chiaro che tutto cambia sempre, direbbe Luca Carboni.
Momento di pioggia che mette in fuga l'estate. Pioggia di felicità, pioggia di festa.
Momento di primato in classifica, quando l'autunno ha ancora soltanto bussato alla porta.
Due tifosi del Napoli si rimpallano la gioia uno addosso all'altro, inebriati da strani intrugli polacchi, che non si sa neanche se in Polonia lo fanno il vino. Magari sarà vodka. 
Massimo (M) e Alessandro (A), due uomini comuni, probabilmente due diversi prototipi di tifosi, sicuramente due diversi prototipi di appassionati di calcio.

(A) - Hai visto o no? Questo è l'anno buono, me lo sento. Perché noi c'abbiamo il gioco, l'organizzazione. Il calcio è razionalità, caro mio, il calcio è studio.Il calcio sono schemi. 
Siamo noi la squadra che gioca meglio a calcio in Italia, non c'è dubbio. E quest'anno vinciamo. Prima o poi deve succedere che vince chi merita. Non può sempre vincere chi arrobba. -
(M) - Io ho visto, che credi che non ho visto? Quelli veramente sono stati fuochi d'artificio. Chi ce lo doveva dire che veniva uno dalla Polonia e ci portava direttamente nelle stelle? Una cosa incredibile. Questo è entrato e ha fatto il macello. Il nostro capitano gli ha dato una grande palla, ma chill pare veramente l'uomo del destino. Non lo potevano tenere in nessun modo. Pare che come è arrivato qui, l'abbia posseduto immediatamente quello spirito divino, che mo' di questi giorni sarebbe facile dare merito a San Gennaro, ma io non lo so se è merito di San Gennaro. So solo che spero che questo spirito rimane in lui fino a giugno. -
(A) - Uhhh! Ma che vai ricenn Massimo? Se proprio il solito napoletano. Ma quale spirito? Quale San Gennaro? Quelli sono gli schemi di Sarri. L'hai sentito a Lele Adani in tv, il commentatore?
(M) - Chi è? Quello con la barba? -
(A) - Esattamente. Quello sì che capisce di calcio. E le cose di calcio le sa spiegare bene. Ha detto che Milik per il Napoli ora è la verità. The truth, l'ha chiamato lui. -
(M) - E che significa? -
(A)  - Significa la verità. In lingua inglese. -
(M) - E lo so. Dico, che significa? Nel senso, che ci azzecca? -
(A)  - E come che ci azzecca? Il senso del discorso è che tutto è merito di Sarri. -
(M) - Il maestro. -
(A) - Esattamente. Il merito è tutto dei suoi insegnamenti. Dei suoi schemi. Sono cose provate e riprovate in allenamento. Lo sai quanti gol abbiamo fino a mo'? Lo sai?  Mi fanno compassione quelli che piangevano per Higuain. -
(M)  - Aggia capito. Però abbiamo fatto solo 4 partite e giocando complessivamente contro i morti. -
(A) - Ma che c'azzecca? E a Kiev allora? Con la Dinamo? -
(M) - Vittoria importantissima. Un po' sofferta, ma un' altra prova di forza. Senza dubbio. -
(A) - E lo vedi? Quello il merito è tutto di Sarri. Quando gli schemi funzionano, quando c'è l'organizzazione, ognuno fa quello che deve fare. L'attaccante deve fare i gol. E li fa. Non ci vuole niente. Basta inserirsi negli schemi. E ci si riesce pure subito. Milik non è qui manco da un mese e Sarri gli ha già insegnato tutto. L'ha detto pure Ambrosini che è tutto merito di Sarri, non solo Adani.-
(M) - Beh... -
(A) - Beh? -
(M) - E allora Gabbiadini? -
(A) - E beh... Gabbiadini... -
(M) - No, dico io. Se il nostro Sarri è un maestro, se tutto funziona perfettamente grazie ai suoi schemi,  come è che con Gabbiadini l'organizzazione non è organizzata bene? Com'è che gli schemi con Milik funzionano e con lui no? -
(A) - E perché. Perché lui non fa i movimenti giusti. -
(M) - Ah ecco. E dimmi un po' allora, com'è che il maestro a Gabbiadini questi movimenti non gliel'ha insegnati? Li ha insegnati a Milik in un mese e mezzo e a Gabbiadini in più di un anno non è riuscito a insegnarli? Eppure il ragazzo parla italiano, quell'altro manco ci parla italiano. Qua due sono le cose: o Milik è un genio assoluto dell'apprendimento, o Gabbiadini è un ciuccio assoluto. Oppure, forse c'è qualcosa non quadra. -
(A) - Ma lascia stare. Non uscire da mezzo a mezzo. Quale ciuccio? Gabbiadini ciuccio? Quello è fortissimo. -
(M) - Ciuccio nell'apprendimento.-
(A) - Ma quando mai? Quello è un fatto di caratteristiche. Che c'entra? Gabbiadini ha altre caratteristiche, quello è il punto. -
(M) - L'ha detto sempre Adani? -
(A) - E si capisce. -
(M) - Sono d'accordo pure io. Io direi altre qualità, oltre che altre caratteristiche. Gabbiadini ha altre qualità. Che Sarri non è riuscito a sfruttare. -
(A) - E vabbé, ma che c'entra? Quello è un discorso di squadra. Non è che possiamo pensare solo a Gabbiadini. Dobbiamo guardare a un discorso d'insieme. Alla squadra. -
(M) - Esattamente. La squadra funziona se è formata da giocatori con particolari qualità e determinate caratteristiche, in grado d'integrarsi proficuamente tra loro. Che dici? Sarebbero d'accordo pure Adani e Ambrosini? -
(A) - Certamente. -
(M) - Ecco. Servono gli uomini adatti, i calciatori in grado di certe fare cose per fare una squadra che sia in grado di giocare in un certo modo e, magari, di essere vincente. -
(A) - E chi lo nega? -
(M) - Lo negate tu, Adani e Ambrosini, quando dite che i gol che fa Milik sono merito di Sarri e dei suoi schemi. -
(A) - Mah..no...il fatto... -
(M) - ...il fatto è che con gli schemi di Sarri Gabbiadini i gol non li fa, Milik sì. Con Gabbiadini e con Milik gli schemi sono gli stessi, eppure il risultato cambia. Il fatto è che Gabbiadini i gol, però, li sa fare e nella sua pur giovane carriera li ha fatti con gli schemi più svariati. Così pure Milik, che a 22 anni ha fatto già caterve di gol anche in Olanda. Così come pure Callejon, che nel primo anno di Benitez, pure fece chiovere una messe di gol. -
(A) - Dove vuoi arrivare? -
(M) - Voglio arrivare al fatto che i gol non li fanno gli schemi, li fanno i giocatori. -
(A) - Ma che c'entra? Ci vogliono gli uni e gli altri. -
(M) - Ah, ecco. Ora andiamo più d'accordo. E cominciamo pure a dire che ci vogliono entrambi, ma la cosa veramente necessaria e indispensabile è averci i giocatori che hanno vere qualità e averci quindi il modo per sfruttare appieno le loro caratteristiche. Gli schemi, al massimo, sono un complemento. Per aiutare i calciatori a sfruttare al massimo le loro caratteristiche e le loro qualità.  -
(A) - Vabbé, ora stai a sottilizzare. Sembra quasi il discorso dell'uovo e della gallina. -
(M) - E invece no. Questo non è l'uovo e la gallina. Questo è il discorso della musica e dello strumento. 
La musica sono i calciatori e il talento, lo strumento sono gli allenatori e gli schemi. La puoi suonare con la chitarra, con il pianoforte, con il violino, puoi mettere su un'orchestra, ma quello che tutti vogliono sentire, la verità, la truth come la chiama l'amico tuo, è la musica. O forse pensi che quando Mozart suonava, la gente diceva: " senti che capolavoro. Questo suono è tutto merito del pianoforte." La musica è la musica. -
(A)  - Beh..beh...però se quest'anno Milik fa più gol di Higuain come la mettiamo?-
(M) - La mettiamo che, se succederà davvero, sarà l'anno più bello della nostra vita calcistica. 
Magari è più plausibile che ne segni la metà. Magari potrebbe anche bastare a farci felici, se succederanno contemporaneamente altre cose al momento del tutto imprevedibili. 
E se succede l'implausibile, se succederà che Milik farà gli stessi gol di Higuain sarà successa una cosa che al momento contraddice qualsiasi forma di razionalità e di logica. E, caro mio, quello che ci dà la speranza è proprio la capacità del calcio di contraddire anche la logica e la razionalità. Per questo il calcio è così bello, e questo è anche esattamente il contrario di quello che dicevi tu all'inizio. E dillo pure ad Adani e ad Ambrosini.-
Questo era il dialogo tra due tifosi del Napoli, ovvero la dimostrazione di come tra chi conosce la maieutica socratica e chi ascolta i commenti di Lele Adani non ci sia assolutamente partita.

mercoledì 14 settembre 2016

Maledetti voi

Maledetti voi, onnipresenti spettatori di vite altrui. Maledetti voi, pubblico non pagante che ve ne state lì seduti, proprio come fosse uno spettacolo. E pretendete di sapere quando c'è da applaudire, quando c'è da fischiare. Fate rumore quando e come vi pare, coprite le voci altrui, nascondete le loro facce. Maledetti voi, che c'avete tutti feisbuck, e le vite altrui le recensite pure. Scrivete quello che è giusto, quello che è sbagliato, quello che è morale, quello che è immorale, quello che perde, quello che vince. Voi, che in realtà non capite un cazzo, voi che la cosa di cui avete maggiore consapevolezza è la vostra propria ignoranza, perché quella è un'evidenza che non sfugge neanche all'uomo inconsapevole. E, però, impiegate le vostre migliore energie per sfuggirla questa consapevolezza, probabilmente l'unica che possedete. E giudicate, e recensite, e scrivete, scrivete, scrivete, scrivete.
Maledetti voi, che vi state allargando così tanto che avete finito per occupare pure le redazioni dei giornali, televisivi, cartacei e on line che siano. Ormai quel terrificante mostro senza testa, che qualcuno chiamò opinione pubblica, è in mano vostra, voi che siete solo insignificanti passivi spettatori, sterminato pubblico di vite altrui.
Maledetti voi, che non avete ragione, non avete sentimento. E non avete neanche rispetto. 
Seduti sulle vostre sedie assistete al suicidio in diretta, proprio sulla stessa sedia su cui assistite a tutto il resto. Compresi i filmini porno. Applaudite, fischiate, vi toccate e dopo recensite. Scrivete anche la vostra recensione sul suicidio. 
Maledetti voi, che siete così stupidi che proprio non riuscite a capire che non è affare vostro. Che voi non sapete niente, non capite niente e le vostre parole sono il suono di milioni di forchette che stridono su altrettanti piatti. Contemporaneamente.
Maledetti voi, che dovreste almeno capire che non è tutto uno spettacolo. Che la vostra presenza non è gradita. Abbandonate gli spalti, in silenzio. Almeno ora che è così evidente che qualcuno non sopporta più la presenza di spettatori nella sua vita. Tanto da averla lasciata, la vita.

* il titolo è preso a prestito da una canzone di Luca Moro: Maledetti voi

venerdì 9 settembre 2016

Tabula rasa

Sono solo io, con la mia tabula rasa in mano. Pezzo dopo pezzo ogni cosa si è staccata, ogni minima sporcatura ormai è stata cancellata. Cancellare però non è pulire. 
Non c'è scritto più niente, niente che qualcuno possa leggere. E nessuno ci può scrivere più niente, perchè lo sporco è rimasto lì. Cancellare non è pulire e colui che può pulire, in realtà, non esiste. 
Lui non esiste. E la mia penna proprio non scrive più. Sono rimasto con un libro vuoto in mano, senza neanche una parola. Senza lei, come sempre. E senza quell'altra. E pure senza quell'altra ancora. Solo.
Sono solo io, con nessun'altra pagina da scrivere e senza nessuna pagina da leggere. Di nuovo a quel preciso punto da cui partire per stare fermo, verso quel movimento palindromo capace di autoannullarsi.
D'accordo, è colpa mia. Me la sono cercata, l'ho voluto io, cosa diavolo mi ero messo in testa, cosa cazzo pretendevo di fare, come accidenti credevo sarebbe mai potuta andare a finire? 
Va bene. Avete ragione voi. Incassate pure i soldi delle vostre puntate.
Qualcuno, però, almeno si porti finalmente tutto via. Queste assurde figure che non hanno affatto alcuna vita. Non sono davvero loro che respirano, non sono davvero loro che sentono, non sono davvero loro che parlano. Sono solo putridi e ridicoli fantasmi che esistevano solo nei miei sogni e solo in quelli significavano qualcosa. 
Ora non voglio sognarle più e non significano davvero più niente. Non esistono. Sono solo imitazione di vita. Portatemele via. Che se le prenda qualcun altro. Ridicoli fantasmi. Devono smettere di funestare il mio sonno. 
Lasciatemi almeno dormire.