giovedì 14 maggio 2015

Paradossi

Quelli che parlano alla moda certe vicende le definirebbero paradossali. Cioè, vi spiego, c'è uno che dice che fa le "Riforme". Un guaglione bravo, scetato assai, un dritto e pure simpatico. Questo qui, dice che c'ha tanta buona volontà e si vuole caricare gran parte dei problemi nostri sulle spalle sue. E pure se le ginocchia un po' gli si piegano, perchè i nostri problemi sono pesanti e scumpirosi assai, quello c'ha la forza di non cadere e rimanere in piedi. E andare avanti. E dice che così, piano piano, i problemi ce li sta risolvendo. Dovete capire che a noi, con questi problemoni che ci  ritrovavamo, ci avevano tolto il futuro. Dove volevamo andare? Senza futuro? Stavamo con le scolle' nfronte, per non dire arrecettati. E ora invece no. Questo ci sta ridando il futuro. Questo guaglione potrebbe essere la nostra salvezza. 
Il problema è che ci sta una manica di sfrantummati, seccie ambulanti con pericolose potenzialità iettatorie che lo danno ncuollo dalla mattina alla sera. Qualunque cosa il guaglione fa, loro urlano, strepitano e fanno un sacco di casino. E con tutto questo casino non gli vogliono far fare quello che deve fare. Lui, per carità, forte tuosto e scetato comm'è, non si fa certo intimorire da loro. Figuriamoci fermare. Però un poco di fastidio, queste ciucciuettole antipatiche, lo danno. Ma noi non le dobbiamo stare a sentire e per questo ogni tanto il guaglione ci parla, ci ricorda che dobbiamo stare a sentire a lui e non pensare a quelli là. Perchè quelli criticano le "Riforme", queste grandi opere di bene che il nostro guaglione mette in atto per risolvere tutti i nostri problemi scumpirosi assai, senza neanche conoscerle bene. Loro le criticano solo per malvagità, solo perchè vogliono il male suo. E allora lui che fa? Proprio lui che è il padre delle "Riforme", che sono creature sue, ieri ha preso il gessetiello e si è messo annanzi alla lavagna e ci ha presentato una delle sue criature.
A questo punto, posso anche abbandonare la forma dialettale e provare a scrivere in italiano corrente. Tanto per dire che, per capire meglio, oggi mi sono messo davanti al computer e ho guardato il video di Renzi che spiega la "Buona Scuola". Ho cominciato a  seguirlo passo dopo passo. Partendo dal punto 1, ho provato a comprendere come funziona l'alternanza scuola lavoro. Ho appreso dalla viva voce del nostro Presidente del Consiglio, che in Italia vi è un gigantesco problema di disoccupazione giovanile, ma devo ammettere che ne possedevo già contezza. Continuo, invece, a non capire e nemmeno immaginare come funzionerebbe l'alternanza scuola lavoro e quali sono le modalità e i progetti con cui tale formula verrebbe messa in pratica. Non l'ho capito e non me lo immagino perchè Renzi non ha speso una sola parola in questa direzione, evitando ogni tentazione di prodursi minimamente in qualsivoglia spiegazione a titolo esemplificativo. 
Al punto 2 eravamo alla cultura umanista. Passi che andrebbe detto meglio umanistica, trattandosi di forma aggettivale. Il fatto è che, al di là delle generiche prese di posizione a favore di materie finora bistrattate, non è chiaro in che modalità e a scapito di quali altre materie e insegnamenti queste materie bistrattate dovrebbero acquisire più spazio. Non è chiaro perchè non è stato minimamente spiegato.
Al punto 3 il tema cruciale dell'autonomia. Autonomia è una parola bellissima e non c'era bisogno di Renzi per convincermene. Quello che non è chiaro è come si prevede e si progetta d'incanalare questa autonomia in un percorso virtuoso e come, al contrario, si pensa d'impedire che i presidi di ogni singolo isituto acquisiscano un deprecabile potere discrezionale tendente all'assoluto. 
Al punto 4 mi era già passata la voglia di continuare a seguire e mi sono trovato di fronte al paradosso. Ci si lamenta che coloro che criticano non hanno conoscenza degli argomenti stessi che criticano, ma coloro che non vogliono essere criticati dimostrano platealmente di non voler rendere chiaro e pienamente comprensibile ciò che fanno a coloro che, costituzionalmente, esercitano la sovranità popolare. Insomma vogliono che la gente applauda e vogliono vincere le elezioni perchè fanno le "Riforme", ma non vogliono che si sappia e si capisca bene che diavolo di "Riforme" stanno facendo. Paradossale.

domenica 10 maggio 2015

Forse

Forse avrei potuto leggere qualche libro in più, forse avrei potuto tentare di addomesticare la mia naturale ignoranza. Quasi tutte le persone che conosco hanno letto meno di me e hanno lasciato scorrazzare la loro propria ignoranza molto più di me. Sono meglio addomesticate di me.
Forse avrei potuto sforzarmi di frequentare persone che leggessero più di me, forse la mia vita avrebbe avuto una sceneggiatura più decente. Ne avrebbero guadagnato di sicuro i dialoghi e ne avrei guadagnato senz'altro io. Ora sarei meno ignorante.
Forse avrei potuto essere più umile, riconoscere e accettare la superiorità altrui. Sarebbe stato più facile frequentare e circondarmi di persone migliori di me, che leggessero più di me, che mi rendessero migliore. Meno ignorante.
Forse avrei potuto capire prima, capire meglio. Imparare dai miei errori, correggere le imperfezioni, limare i miei difetti. Forse, se avessi capito prima e ci avessi provato per tempo, ci sarei riuscito. Forse. Quello che, però, ancora non capisco è come mai ogni volta che si crede di aver finalmente capito, risulta troppo tardi e ci si rende conto di non poter fare più nulla. Davvero si capisce sempre troppo tardi? O capire, in realtà, non serve effettivamente a un cazzo?
Forse avrei potuto amare di più, senza ricevere niente in cambio. Anche senza essere amato. O forse l'ho fatto. Magari nel modo sbagliato. L'amore è una di quelle cose che davvero non capisco. Neanche troppo tardi. Forse perchè non ha niente che valga la pena provare a spiegarsi e niente che meriti di essere capito.
Forse avrei potuto sfruttare meglio il mio talento. Impegnarmi di più, pormi con convinzione un obiettivo, perseguirlo con pervicacia e potente spirito di sacrificio. Forse ora sarei un calciatore, quasi alla fine della sua carriera. Chissà se davvero avrei mai vinto. Chissà se ora sarei più felice.
Forse non avevo abbastanza talento. Forse colui o quella cosa o quell'assoluto niente che muove le cose del mondo non mi ha programmato come i miei arditi desideri avrebbero richiesto. Forse non è colpa mia. Forse non avevo le doti per fare il calciatore. Nè tantomeno per fare lo scrittore. Forse avrebbero potuto farmi nascere più bello. Anzi non forse, avrebbero potuto di sicuro. Forse ora mi risulterei meno odioso. Sicuramente avrebbero potuto farmi diventare più alto, forse sarei meno arrabbiato.
Forse, fossi stato più bello e più alto, non avrei sentito alcuna necessità d'interrogarmi riguardo all'amore. Forse sarei stato amato e basta.
Forse avrei potuto avere più fortuna. Nascere in una famiglia più ricca e potente. Forse sarebbe bastato a farmi diventare quello che volevo, pur in assenza del necessario talento. La Fortuna, forse, è l'unica divinità esistente a questo mondo. Capace di renderti possibile ogni cosa, se è dalla tua parte e capace di rendere inutile ogni tuo sforzo e vana ogni tua speranza, se ti è avversa.
Forse sto scrivendo cose senza senso. Come sempre. Cose che non interessano a nessuno. Forse questa domenica pomeriggio avrei potuto passarla a Stoccolma. Non qui a Paestum, che pure se c'è il mare, a un certo punto ti viene per forza voglia di scrivere roba strana. Forse a Stoccolma non avrei mai scritto questa roba. O forse siete soltanto voi che, come sempre, non avete capito un benedetto cazzo. Forse, però, in fondo non è neanche colpa vostra.