mercoledì 19 febbraio 2014

Pensieri e parole

A volte ripenso a quello che dico. Scrivendo correttamente, ripenso a quello che ho detto. Luogo comune addobbato da saggezza popolare suggerirebbe di pensarci prima. " Prima di dar fiato alle tue parole dovresti mettere in azione il cervello" ammonisce colui che ambisce al ruolo del Catone il Censore di turno. Ovviamente dice un'imbecillata a prescindere. Risulta addirittura lapalissiano che se il cervello non fosse in azione nessuna parola potrebbe uscire dalla nostra bocca.Io me ne sono sempre impippato. Qualsiasi cosa  il Catone il Censore di turno voglia intendere e qualunque senso voglia dare al suo ammonimento. Parlo senza averci pensato troppo. Per me parlare ha un senso preciso e lo ha anche pensare. Ed entrambe le cose hanno, per me, una grande importanza. E mi piace molto farle. Insieme. Penso molto, io. Magari male. Ma penso. Nei limiti del mio cervello, ovviamente. A volte penso quando sono solo e allora non parlo. E qui anche Catone il Censore sarebbe d'accordo. Pare infatti che parlare da soli non sia una pratica socialmente accettabile e consigliata. 
E poi, penso anche quando sono con gli altri. E, se coloro con cui sto, mi vanno a genio parlo anche, mentre penso. Insieme a loro. Perciò succede che penso quello che dico e, inevitabilmente, dico quello che penso. Poi dopo che l'ho detto, quando, magari, la notte si è trasformata in giorno ci ripenso. Rianalizzo quello che ho detto. Dopo, però. E il più delle volte mi sembra di aver detto delle cazzate. In fondo poi neanche tanto vere. O delle cose, in fondo, poco significative. Però a differenza del Catone il Censore di turno, arrivo anche a capire che tutto ciò è normale. Come diceva Eraclito e ci ricorda Battiato " non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume". La cazzata di oggi, ieri sera aveva un senso. O, se non altro, un motivo. Quanto alla verità non so manco se esiste. E se esiste, di certo, non mi si concede. La verità è la donna più difficile e altera del mondo. E, comunque, non può essere la stessa per sempre. Quanto al resto, giova ricordare un poco noto filosofo contemporaneo, tale Quelo, che sosteneva: "la risposta è dentro di te, però è sbagliata." Sapendo tutto ciò e mettendovi al corrente di quello che so, io sto ripensando a quello che ho detto ieri sera. Contrito e piuttosto intristito ho avuto modo di affermare: " non accade mai quello che io voglio far accadere". 
Obiettivamente ho detto una cazzata. Non si capisce infatti perché gli avvenimenti del mondo o, più precisamente, della mia vita, debbano seguire la mia volontà. O forse la mia sceneggiatura, se ripenso meglio a quello che io intendevo. Ovviamente non funziona così. Le cose e i fatti vanno un po' a cazzi loro, che io ne sia più o meno protagonista. C'è qualche santone da strapazzo che propaganda robe del tipo " che tu hai il controllo della tua vita", " che se tu vuoi e bla bla bla". Sono stronzate peggio di quelle di Catone il Censore. Qualche anno fa De Gregori cantava "ognuno è fabbro della sua sconfitta, ognuno è complice del suo destino. Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino". Questo è quanto. L'interpretazione dei versi di De Gregori è cosa che impegnerebbe troppo una mente limitata come la mia, quindi la lascio volentieri a voi. Ora preferisco ritornare alle mie cazzate. Oggi è una cazzata. Ieri non lo era. Non lo era perché la dicevo a lei. E lei forse non sa bene quello che volevo far accadere, ma di certo lo immagina. Perché, in fondo, neanche io lo so bene. Però a me piace troppo immaginarlo. E farlo immaginare anche a lei. Perché, in fondo, ora che non ho più molta voglia nemmeno di scrivere, mi ritorna la voglia quando vedo lei. Per scrivere quello che non le ho detto, perché l'ho pensato dopo. Dopo che l'ho detto. Anche le volte che ci siamo presi a testate. Come se lei mi rimetta in contatto con me e mi convinca che forse vale ancora la pena scambiarmi quattro chiacchiere. Con me, quella persona con cui è pur sempre un piacere ineluttabile discorrere, anche se a volte tendo a dimenticarmene.  
Un giorno forse le dirò anche che ho un blog. Magari presto. Prima che io possa capire bene, capire tutto. Perché qualcosa che non capirò mai, ci sarà sempre. Come mi disse proprio lei una volta. Sì tu, proprio tu che ancora non sai che ho un blog e quindi ora non stai leggendo. Però forse un giorno lo saprai. Le parole questo hanno di bello e forte. A volte rimangono. Se c'è qualcuno che le sente.