mercoledì 14 novembre 2012

Prima delle primarie


Le primarie del centrosinistra hanno fatto molta fatica ad essere prese come una cosa seria. Parte di queste difficoltà dipendono dalla temperie culturale e sociale in cui siamo immersi, direbbero gli analisti fini. Io che non sono analista e soprattutto sono poco fine, direi dipende dal fatto che attualmente l’aggettivo politico accostato a qualsiasi sostantivo tende a provocare irritazione del colon e deliri nichilisti a base di turpiloquio in gran parte della popolazione.
Altra parte di queste difficoltà esulano da queste temperie (che pure ha le sue comprensibili se non addirittura giustificabile cause) e riguardano dati di fatto e ragionamenti piuttosto concreti. Uno dei dati di fatto, direi anche il più importante, è che queste primarie nascono e si sviluppano mentre vige la totale incertezza sulla legge elettorale che permetterà di eleggere il Presidente del Consiglio. Per essere più chiari e precisi queste primarie, che dovrebbero designare il candidato alla Presidenza del Consiglio della coalizione di centrosinistra, si fanno mentre sulla scena politica emerge con sempre maggiore chiarezza e nettezza il fatto che probabilmente le prossime elezioni non eleggeranno nessun Presidente del Consiglio, grazie ai termini della legge elettorale attualmente in discussione in Parlamento. Il paradosso della vicenda non necessita di ulteriori commenti.
Un’altra difficoltà a prendere tutto seriamente appartiene alla responsabilità specifica della coalizione di centrosinistra. Riguarda il fatto che con queste primarie si designerebbe il candidato premier della coalizione di centrosinistra, ma questa coalizione di centrosinistra attualmente è ancora avvolta nel fumo. Qualcuno dei candidati apre la porte a Casini, qualcun altro le chiude, qualcun altro fa generico riferimento ai moderati, qualcun altro ai progressisti, qualcuno chiama i voti dei delusi del centrodestra senza che si capisca in modo chiaro se essi debbano votarlo alle Primarie o in un secondo momento alle Elezioni politiche. Insomma, la vicenda appare avere contorni poco netti e poco definiti.
Per spiegare un’altra difficoltà sono obbligato a richiamare in causa gli analisti fini. Queste primarie non hanno molto appassionato finora perché la situazione economica del nostro Paese e gli obblighi che ne derivano nei confronti degli altri Paesi dell’Unione Europea e dei nostri creditori limitano decisamente i margini di manovra dei nostri governi. Cercando di nuovo di essere più chiaro e preciso si ha come l’impressione che, causa nostra esposizione debitoria, le decisioni da prendere siano già state prese da qualcun altro e uno dei motivi per cui pare si voglia andare nella direzione di un altro governo tecnico sia proprio quella di poter e voler proseguire senza interferenze su una strada già tracciata. Un po’ come quando siamo in macchina e ci imbattiamo nel segnale di direzione obbligatoria.
La pars destruens della mia riflessione termina qui. Con un piccolo sforzo potrebbe certamente continuare, ma il resto credo sarebbe meno interessante. Veniamo allora a quella che, almeno nelle mie intenzioni sarebbe la pars costruens. Cominciamo col dire che il confronto tra i 5 candidati andato in onda su Sky l’altra sera pare abbia reso un buon servizio alla competizione. Oggi le primarie appaiono una cosa più seria rispetto a come apparivano fino a 3 giorni fa. La conseguenza che se ne dovrebbe trarre è che posti di fronte all’elettorato tramite il medium televisivo i candidati abbiano saputo trasferire una certa impressione di credibilità. Di questi tempi sarebbe di per sé un fatto sorprendentemente positivo. In molti convengono su questo punto e hanno attribuito il merito al tipo di format televisivo in cui il dibattito si è svolto. Si sostiene abbia funzionato l’idea evitare la consueta sovrapposizione delle voci e di dare ad ogni candidato 1 minuto e 30 tassativi di tempo per rispondere alla singola domanda. Per quanto mi riguarda ritengo che un format del genere paghi un considerevole tributo alla noia. È da valutare anche l’idea di concentrare in un minuto e mezzo risposte a domande molto generiche poste dal conduttore di turno. A me pare limiti fortemente la validità espressiva degli interventi. Un meccanismo del genere sarebbe perfetto per chi ha un’idea robotica del candidato ideale, non per chi, come me, ne ha una più umana. Risulta facile dunque capire che il relativo successo del confronto per me non è effettivamente dipeso dal tipo di format. Questo rende più ottimistica la mia pars costruens. Malgrado la temperie culturale e sociale in cui siamo immersi, il pubblico e l’elettore è ancora disponibile a sentire e valutare persone che ci mettono la faccia e hanno la voglia di mettere in campo idee e  proposte in grado di affrontare i problemi collettivi e le attuali sfide politiche. Evidentemente il pubblico e l’elettore ha ancora voglia di crederci e se, in questo momento storico, non ci crede, è ovvio che la colpa non è fondamentalmente sua. L’elettore, per definizione, ha la necessità di riporre e di concedere la propria fiducia in suoi rappresentanti. Questa fiducia può trovare in qualcuno dei partecipanti al confronto di lunedì sera il suo naturale depositario? Che ognuno risponda secondo propria coscienza. Chiunque sarà designato dalle primarie sarà innanzitutto chiamato a fare i conti con le aporie e con le questioni sollevate nella pars destruens e sarà nella capacità di sciogliere quei nodi che si determinerà effettivamente il suo successo.